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Il Borghese nasce a Milano. A fondarlo, Leo Longanesi, uno dei più inventivi giornalisti dell’epoca, ideatore, con la testata Oggi, del rotocalco italiano, lanciato nello stesso anno.

Il primo numero è datato 15 marzo 1950 e contiene, tra gli altri, articoli di Giuseppe Prezzolini, Giovanni Ansaldo, Indro Montanelli e Giovanni Spadolini. Di lì a sei numeri, comincia a collaborare anche Mario Tedeschi, che si rivelerà una figura fondamentale per la vita del giornale. La rivista inizialmente è un quindicinale, poi nel ’52 diventa settimanale. L’anno successivo, è inaugurato l’inserto fotografico che, per i suoi toni satirici, diventerà uno dei tratti distintivi della testata.

Longanesi ha forti riserve sulla democrazia che ha sostituito il fascismo e inventa il Borghese, sorta di osservatorio del costume ricco di giochi polemici sugli intellettuali militanti, celebri e protetti dal nuovo ambiente politico-letterario-mondano. Fino alla sua morte, avvenuta nel ’57, Longanesi mescola costume, politica e cultura. MarioTedeschi, che ne prende le redini dopo la sua scomparsa, punta con ampio vigore sui grandi temi dell’attualità italiana e trasforma il settimanale nella testata per eccellenza della Destra italiana, oltre che uno dei più diffusi periodici nazionali. Inoltre, sposta il baricentro della testata su Roma. I lettori del giornale, come spiega Tedeschi, sono “i conservatori, i quali in Italia hanno, appunto, poco o nulla da conservare, tolto un bene: la libertà. Essere conservatori oggi in Italia vuoi dire appunto conservare la libertà in vista di un domani migliore”. Per questo, il giornale è il primo a denunciare la corruzione dei politici e la connivenza fra coop rosse e PCI, senza essere mai smentito. Su questa linea, il Borghese, grazie all’inserto fotografico, alla “Posta dei lettori” curata da Gianna Preda ed alle grandi inchieste a firma di Luciano Cirri, Giuseppe Bonanni, Claudio Quarantotto ed altri, si colloca tra le voci più innovative del panorama giornalistico italiano.

Nel 1976, Tedeschi è tra i promotori di “Democrazia Nazionale-Costituente di Destra”, corrente moderata all’interno del MSI-DN, al fianco di uomini come De Marzio, Nencioni, Delfino, Giacchero. Nato come partito nel 1977, DN-CD alle politiche del 1979 non “sfonda” e scompare dalla vita politica del Paese, riassorbita all’interno del MSI-DN.

Tedeschi, eletto la prima volta Senato nel 1972 e riconfermato nel 1976, decide di non ripresentarsi alle elezioni del 1979. Abbandona la politica attiva e si dedica al settimanale da lui diretto, recuperando la completa autonomia da ogni forza politica. Tutto, però, diventa più difficile. Quando, nel 1993, Mario Tedeschi muore, la testata finisce con lui. I vari tentativi di riportarla in vita falliscono, sia per il continuo succedersi dei direttori (otto in meno di nove anni), sia per le sbagliate operazioni editoriali che porteranno, addirittura, il giornale ad essere il contenitore di cassette pornografiche. La stessa gestione Feltri, oltre ad affossare l’unione tra il Borghese e lo Stato di Veneziani, contribuirà al declino della testata.

Dal 2000, il Borghese ritorna sotto forma di semestrale, poi trimestrale, infine mensile. Claudio Tedeschi, figlio di Mario e giornalista anche lui, deposita nuovamente la testata, ripristinandone il carattere originario.

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